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Atitech taglia il traguardo dei 30 anni con un piano di investimenti da 30 milioni

ROMA, 7 dicembre 2019 (MERCURPRESS.IT) - Un piano di investimenti di 30 milioni di euro in tecnologie e infrastrutture, un fatturato di circa 70 milioni, oltre 650 dipendenti tra diretti e indiretti, ricavi in crescita del 40% solo nell’ultimo anno, commesse italiane ed estere in forte aumento al punto da rendere necessario ricorrere a 80 nuove assunzioni attraverso società interinali. Atitech, azienda italiana leader nella manutenzione aeromobili con sede a Capodichino, taglia il traguardo dei 30 anni con tanti obiettivi raggiunti e una grande sfida per il prossimo futuro: diversificare facendo manutenzione anche di motori e componenti, oltre ad attività di linea, funzioni fino ad oggi commissionate all’esterno. A tracciare un bilancio di questo primo trentennio di attività è Gianni Lettieri, che da dieci anni ha preso in mano le redini dell’azienda, in occasione della festa organizzata ieri sera nell’Hangar numero 15 di Capodichino, con 540 invitati tra imprenditori, autorità istituzionali, amici, dipendenti e manager dell’azienda. Presenti, tra gli altri, il governatore della Regione Campania Vincenzo De Luca, l’ex sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Gianni Letta, il presidente di Confindustria Vincenzo Boccia, i numeri uno delle territoriali di Napoli, Salerno e Avellino, Vito Grassi, Andrea Prete e Giuseppe Bruno.
“Festeggiamo il raggiungimento di un traguardo importante, impensabile solo 10 anni fa quando sono arrivato in Atitech e i presupposti erano ben altri - commenta Letteri -. Il ringraziamento va ai clienti che hanno avuto fiducia in noi, ai fornitori che ci hanno supportato e ai dipendenti che in questo momento stanno lavorando negli hangar. E’ soprattutto merito loro se Atitech è diventata l’azienda privata del settore più grande d’Europa con 20 linee di manutenzione, cinque hangar, 270 aerei manutenuti in un anno - 210 per manutenzione pesante e 60 per quella leggera -, una baia dedicata esclusivamente alla verniciatura, più di 1.000 check effettuati a Capodichino. Il nostro prossimo obiettivo – conclude Lettieri - è offrire un servizio a 360 gradi alla clientela. Siamo già partiti con le nuove manutenzioni sugli aerei dell’Aeronautica militare e della Guardia di Finanza. Incrementeremo queste attività”.
“Lettieri è la dimostrazione che per il Sud e per la Campania non esiste un destino ineludibile: la competenza e la passione degli uomini fanno le grandi imprese – dice dal palco Vincenzo Boccia -. A queste doti Gianni unisce anche umiltà, coraggio e umanità, la lungimiranza di mettere sempre le persone al centro in una logica di formazione continua. E’ grazie ai suoi sacrifici e alla determinazione di voler restare a Napoli per non tradire il suo Dna, se l’azienda è passata dall’avere un solo aereo in hangar a festeggiare i successi di un fatturato in continua crescita”.
“Passare da quasi 14 milioni di euro a un fatturato di 70 milioni, guidare un’azienda di Napoli che ha come clienti Air France, Ryanair, la Presidenza del Consiglio e la Guardia di Finanza, è un successo imprenditoriale e di reputazione straordinario che mi rende orgoglioso come meridionale – dice Vincenzo De Luca - . Ci sono nuovi progetti in cantiere anche per la motoristica e la componentistica e che la Regione accompagnerà con contratti di sviluppo e programmi di formazione per il personale. Il dovere di un’istituzione è anche quello di mettersi al servizio di chi ha il coraggio di investire e riesce a misurarsi con un mercato difficile”.

Mariano Bruno insignito come Cavaliere di Gran Croce Ordine al Merito della Repubblica Italiana dal Presidente della Repubblica

ROMA, 4 dicembre 2019 (MERCURPRESS.IT) - Su proposta del Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha conferito a Mariano Bruno l’onorificenza di Cavaliere di Gran Croce Ordine al Merito della Repubblica Italiana.
L'onorificenza è stata consegnata questa mattina a Napoli in Prefettura dal Sindaco di Napoli Luigi De Magistris e dal Prefetto Carmela Pagano. Mariano Bruno, 53 anni, laureato in Economia e Commercio presso l’Università Federico II, è socio responsabile dell’ufficio di Napoli (con competenza per l’Italia Meridionale) di Deloitte & Touche SpA, società di consulenza e revisione contabile del network di Deloitte in Italia. Nel corso della sua carriera professionale ha condotto importanti progetti di carattere nazionale e internazionale, presso primari gruppi industriali e finanziari pubblici e privati, anche quotati sui mercati.
L’onorificenza di Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana, che rappresenta la più alta distinzione onorifica dello Stato Italiano, conferitagli dal Presidente della Repubblica su proposta del Presidente del Consiglio dei Ministri premia la poliedricità del suo percorso professionale, nonché il suo impegno sociale e culturale.
Bruno ha ricoperto incarichi rilevanti, alcuni dei quali tuttora in essere, tra i quali si citano quelli di vicepresidente dell’Unione Industriali di Napoli e dell’Ordine Dottori Commercialisti di Napoli, quello di Consigliere di Amministrazione della Fondazione Deloitte e di membro del Consiglio di Indirizzo della Fondazione Teatro San Carlo.
Si è distinto, altresì, in ambito diplomatico e socio-culturale, in particolare nella veste di Console del Principato di Monaco e Segretario Generale del Corpo Consolare di Napoli, di Cavaliere di Grazia Magistrale del Sacro Militare Ordine di Malta, dove è anche vice-Ricevitore del Gran Priorato di Napoli e Sicilia, e di Deputato della Real Cappella del Tesoro di San Gennaro, anche in qualità di promotore di numerose attività sociali e di solidarietà. E' stato ed è professore a contratto in diverse discipline economiche presso alcune università italiane.

Bruno Scuotto (Presidente Fondimpresa): la formazione continua non è un aiuto di Stato

ROMA, (MERCURPRESS.IT) - “Siamo convinti che l’Unione Europea possa e debba escludere dal novero degli aiuti di stato i percorsi di formazione. Ed è su questo fronte che si sono spesi pubblicamente Confindustria e Cgil, Cisl e Uil in occasione dell’evento organizzato a settembre per i 15 anni di Fondimpresa.” E’ questo uno dei passaggi chiave dell’intervento del Presidente di Fondimpresa Bruno Scuotto pubblicato oggi da Il Sole 24 ore.
"Un aiuto di stato- continua Scuotto- consiste nell’intervento di un’autorità pubblica effettuato tramite risorse pubbliche, per sostenere alcune imprese o attività produttive. Un’impresa che beneficia di un tale aiuto ne risulta avvantaggiata rispetto ai suoi concorrenti. Di conseguenza, il controllo degli aiuti di stato risponde alla necessità di salvaguardare una concorrenza libera e leale all’interno dell’Unione."
"Fondimpresa- spiega Scuotto- è il più grande fondo interprofessionale italiano fondato da Confindustria e Cgil, Cisl e Uil ed è fortemente impegnato su questo versante. Ci rivolgiamo a una platea di circa 4.681.000 lavoratori, con 201.500 aziende iscritte di ogni settore e dimensione. Dal 2004 ad oggi abbiamo finanziato progetti formativi per oltre 2,5 miliardi di euro, in ambiti fondamentali quali l’innovazione, la sostenibilità ambientale, la sicurezza sul lavoro e la riqualificazione di lavoratori in cassa integrazione o sottoposti a procedure di mobilità.
Sono risultati importanti, ma siamo consapevoli che, per adeguare la nostra azione alle esigenze poste dalla rivoluzione digitale, che trasforma spesso radicalmente gli assetti aziendali e soprattutto le relazioni di un’impresa con i fornitori, la rete distributiva, gli stessi consumatori, occorre imprimere un’accelerazione all’approvazione dei piani formativi.
Nell'intervento Scuotto si rivolge anche a Governo e Parlamento: "Chiediamo che lo Stato dimostri finalmente di considerare la formazione una priorità, conformando l’entità della spesa per l’education al ruolo strategico che essa rappresenta per il futuro competitivo del Paese. Ma, accanto al problema della congruità delle risorse, c’è anche, spesso soprattutto, quello della loro spendibilità.
L’azione di Fondimpresa è rallentata notevolmente dall’inquadramento delle iniziative inerenti la formazione continua nella categoria degli aiuti di stato. Una configurazione che obbliga aziende, enti di formazione e la stessa Fondimpresa a un aggravio di procedure che, facendo slittare i tempi dell’approvazione dei piani, non può non incidere in maniera negativa sul funzionamento dell’intero sistema.
Allungare i tempi di approvazione di un piano formativo rischia di diminuirne l’efficacia e di comprometterne l’utilità per il lavoratore e per l’impresa."
Scuotto nel suo intervento spiega perchè secondo Fondimpresa la formazione finanziata non va classificata come aiuto di stato: "In riferimento alla formazione finanziata, tuttavia, il sostegno all’azienda beneficiaria è strumentale e secondario rispetto alla vera finalità dell’erogazione delle risorse, che è la salvaguardia e il rafforzamento del lavoro. E’ strumentale, perché il destinatario ultimo del beneficio è il lavoratore. Costui, attraverso l’intervento formativo, sviluppa le proprie competenze professionali. Nulla vieta che, una volta formato, egli possa decidere di utilizzare il know how acquisito, che gli consente di accrescere la propria spendibilità sul mercato del lavoro, anche in realtà aziendali diverse da quella presso la quale ha ricevuto la formazione. Il sostegno all’impresa, dunque, è anche secondario, sia perché il principale beneficiario è il lavoratore, sia perché il valore aggiunto assicurato dall’attuazione del piano formativo si estenderà all’intero sistema produttivo e non solo alla singola realtà aziendale."
A sostegno della campagna messa in campo da Fondimpresa e dai suoi soci Confindustria, Cgil, Cisl e Uil scrive Scuotto: " Ho scritto agli eurodeputati italiani e scriverò al nuovo Commissario Europeo non appena si insedierà affinché possa partire un confronto sul tema.
Perché la formazione continua deve essere considerata, né più né meno della formazione primaria, come un diritto dell’individuo e non un mero aiuto alle aziende. In armonia con quanto recita testualmente l’articolo 14 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea: “Ogni individuo ha diritto all'istruzione e all'accesso alla formazione professionale e continua”."

Dan John è al primo posto retail nella classifica Leader della crescita in Italia 2020 stilata da Il Sole 24 Ore e Statista

ROMA, 29 novembre 2019 (MERCURPRESS.IT) - Il Gruppo Dan John, azienda di moda maschile fondata da Daniele Raccah e Giovanni della Rocca, riconducibile alla holding Rinah SpA, di cui Hannah Raccah è socio di maggioranza, è al primo posto in Italia nel retail della classifica de Il Sole 24 Ore “Leader della crescita in Italia nel 2020”.
Un’indagine che viene fatta ogni anno, analizzando il fatturato e il tasso di crescita di migliaia di aziende in Italia, al fine di individuare e dare visibilità a quelle realtà che stanno dando una spinta particolare allo sviluppo economico del nostro paese, e che investitori e professionisti dovrebbero tenere d’occhio.
Sebbene Dan John sia nata alla fine del 2015, nel giro di 3 anni ha registrato un tasso di crescita incredibilmente significativo, continuando nel tempo a mantenere lo stesso trend positivo, che è in continuo miglioramento. Forte degli oltre 40 anni di esperienza nel settore, il brand è riuscito a piazzarsi nella prestigiosa classifica al primo posto nell’ambito del retail, con circa 100 punti vendita monomarca totali, in Italia e all’estero. L’azienda è oggi una realtà europea, ed è riuscita ad imporsi come punto di riferimento per l’eleganza e la moda maschile designed in Italy.
Dan John è in piena controtendenza rispetto al settore del retail in questi anni che vede 20 mila negozi chiusi solo l’ultimo anno e tasso di disoccupazione molto alto. La forza del gruppo è proprio quella di saper nuotare contro la corrente, con più di 405 persone assunte negli ultimi 3 anni.
Il gruppo, dopo aver concluso il 2018 con circa 37 milioni di Euro di ricavi e prevede di concludere l’esercizio 2019 con circa di 63 milioni, continuando così la crescita del marchio che prevede di arrivare alla fine del prossimo triennio a 180 milioni di ricavi. Nel settembre di quest’anno, è iniziato il piano di internazionalizzazione, con aperture in Spagna, dove sfida in casa Inditex, il colosso dell’abbigliamento cui fanno capo brand come Zara, Bershka e Massimo Dutti, e Belgio, alle quali ne seguiranno altre in Francia, Inghilterra, Germania altri paesi europei nei primi mesi del 2020, per passare successivamente al Medio Oriente, agli USA e al Sud America, aprendo circa 90 nuovi punti vendita entro il 2022, raggiungendo i 185 complessivi, dei quali, 100 a gestione diretta della casa madre.
Entro il 2025, invece, Dan John si pone l’obiettivo di una presenza più capillare in Europa e una maggiore espansione anche in paesi extra europei, come gli USA e il Medio Oriente, dai quali già ora arrivano moltissime richieste e manifestazioni di interesse, continuando sempre a rafforzare la presenza anche in Italia.
“Posizionarci così in alto in una classifica tanto prestigiosa è per noi un’enorme soddisfazione, che ci ripaga del duro lavoro fatto in questi anni. – Ha commentato Daniele Raccah, cofondatore di Dan John e Amministratore Unico di Rinah S.p.A. – I primi 3 anni della nostra attività, che coincidono con quelli esaminati dall’iniziativa ‘Leader della crescita’, sono stati intensi, ma, di certo, anche quelli che ricorderemo con maggior soddisfazione. Siamo partiti con pochissimi punti vendita, avendo dalla nostra parte solo il nostro bagaglio di know how e tanta voglia di fare. In poco tempo siamo riusciti a far conoscere i nostri prodotti, che si sono immediatamente affermati come top del settore, grazie alla buona qualità, prezzi competitivi, ricerche di mercato e servizio.”
“Tutto questo è stato fondamentale per emergere come leader, nonostante il retail sia ormai in crisi con 20mila azienda chiuse solo nell’ultimo anno. Il 2019 per noi ha rappresentato una sfida fondamentale per dare il via ad un nuovo grande obiettivo, ai piani di sviluppo nazionale ed internazionale, con moltissime nuove aperture, i Dan John che crescono a vista d’occhio. – Prosegue Raccah – Dietro ogni nuova apertura ci sono mesi e mesi di studio e ricerca, per individuare i mercati più interessanti, che possano essere strategici per il brand, e trovare le location ideali, sempre eleganti e in posizioni privilegiate per lo shopping cittadino. Ora guardiamo al futuro, con l’obiettivo di mantenere lo stesso entusiasmo e la stessa grinta, ma anche un trend di crescita sempre più positivo”.

Aumenta in Italia l’investimento in opere d’arte: +45%

ROMA, (MERCURPRESS.IT) - Da secoli, l’arte è considerata non solo qualcosa che rende più bella la nostra vita e le sale di case e palazzi, ma anche un ottimo modo per investire i propri soldi. Lo sapeva già nel XV secolo Lorenzo de’ Medici, tra i più grandi mecenati del rinascimento, che riempì il suo palazzo di opere di grandi artisti, e, ancora oggi, questo mercato continua a dare i suoi frutti.
Negli ultimi 10 anni, il settore ha raddoppiato il suo valore, confermandosi uno dei più frenetici, al punto che l’arte non è più vista solo come una passione, ma come un modo per far fruttare i propri risparmi. Fino a poco tempo fa, infatti, gli investitori sceglievano di comprare arte spinti dalla propria passione personale (40%), mentre oggi, oltre la metà dei “mecenati” (65%) scelgono questo campo poiché ritenuto affine ai loro interessi personali, ma con una crescente attenzione al ritorno dell’investimento. Anche dal lato dell’acquirente finale, è aumentata la percezione del valore delle opere. Ne tiene conto l’89% dei compratori, mentre l’11% si limita a scegliere in base al proprio gusto personale, seguendo la ricerca del bello.
Si stima che negli ultimi 4 anni l’investimento in opere d’arte sia cresciuto del 45% in termini di valore.
Si tratta, infatti, si un settore redditizio, che presenta il vantaggio di possedere oggetti di inestimabile bellezza, ma che, come tutti gli altri, non risulta privo di rischi. Oltre a doversi confrontare con le oscillazioni economiche globali, c’è il rischio di finire vittima di truffe e acquistare qualcosa di dubbia provenienza, il cui valore potrebbe essere stato gonfiato a dismisura. Solo nel 2018, i Carabinieri del nucleo Tutela Patrimonio Culturale hanno provveduto al sequestro di ben 1.232 falsi, di cui 953 erano copie di opere di artisti moderni e contemporanei.
“Riconoscere un falso non è semplice per chi non ha un occhio particolarmente allenato, mentre per chi è del settore, ci sono dei tratti rivelatori che fanno comprendere l’autenticità dell’opera. – Ha commentato Jean-François Cazeau, noto mercante d'arte francese con una storica galleria d’arte a Parigi, nel quartiere Le Marais, e una seconda a Sanremo, inaugurata circa un anno fa. – Per evitare questi problemi, è necessario rivolgersi a professionisti qualificati e competenti dei diversi settori del mercato, come le gallerie d’arte, che mettono in gioco il proprio nome e la propria reputazione in ogni transazione.”
“Una volta arginata questa questione, il mercato dell’arte si conferma un ottimo modo per far fruttare il proprio capitale. – Prosegue Cazeau – Ad esempio, il valore dei multipli di Picasso, come le incisioni e le linoleografie, è cresciuto del 200% tra il 2000 e il 2015. Quando si acquistano opere d'arte, si entra in possesso di un bene fisico, il cui prezzo, come per tutti gli altri, può variare a seconda del contesto economico globale, ma che, che, anche in caso di una generale contrazione dei mercati, trova sempre un livello di crescita stabile. Artisti storici come Picasso, Giacometti, Mirò, Matisse ecc, hanno fatto registrare una crescita costante, con una media del 10% ogni anno. Per quanto riguarda le opere d’arte contemporanea, il discorso è un po’ più complesso, poiché si tratta di un mercato in cui operano artisti tutt’ora in attività. La crescita dell'artista deve essere attentamente monitorata, secondo criteri precisi, che, quindi, richiedono molta esperienza e conoscenze specifiche”.

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