I professionisti che lavorano con I fondi interprofessionali e comunitari ai tempi del coronavirus, difficoltà e prospettive

Lo stato di lock-down ha di fatto bloccato quasi tutte le attività legate ai fondi interprofessionali e Comunitari. Al di là degli utenti, s...

ROMA, domenica 29 marzo 2020 (MERCURPRESS.IT) - Lo stato di lock-down ha di fatto bloccato quasi tutte le attività legate ai fondi interprofessionali e Comunitari. Al di là degli utenti, sono molteplici i professionisti che operano a vario titolo e con diversi ruoli in questo sistema, qual è lo stato della situazione, quali sono le prospettive per il settore e per i professionisti coinvolti.

Il dibattito si sta animando, l’Unione Nazionale Revisori Legali, nei scorsi giorni con il suo Presidente Prof. Stefano Mandolesi ha già dato un primo contributo critico sul tema. Incontriamo il Presidente Commissione Fondi Interprofessionali e Comunitari - Unione Nazionale Revisori Legali, Dott. Mario Leonardo Rapisarda, per capirne di più.

Qual’è la situazione dei professionisti di questo settore?

Innanzitutto questa è una situazione assolutamente inedita, tutti i professionisti operanti in questo settore risentiranno in maniera diversa degli effetti del blocco delle attività, alcuni subiranno un blocco immediato, quelli che svolgono supporto e assistenza come consulenti nella fase esecutiva dei progetti, altri nell’immediato ancora continueranno a completare ed ultimare i lavori e gli adempimenti per attività già svolte o in gran parte svolte, per cui il vero effetto lo subiranno fra qualche mese iniziando un periodo di difficoltà senza un orizzonte temporale certo. Sicuramente anche questo settore non sarà più come prima.

Abbiamo visto che moltissime attività sono state “convertite” in attività a distanza, cosa sta avvenendo con in fondi interprofessionali e comunitari?

Intanto occorre distinguere fra i fondi interprofessionali e i fondi comunitari, in quanto nei primi la cornice normativa di riferimento è quella nazionale, quelli comunitari hanno regole appunto europee a cui devono attenersi, per cui le “reazioni” sono diverse.
Al momento il sistema dei fondi interprofessionali ha reagito prevedendo la possibilità di ricorrere massivamente allo svolgimento delle attività secondo la modalità a distanza come soluzione temporanea, specie per il completamento delle attività già in corso, tuttavia l’effettiva operatività di questa modalità presenta delle aree di incertezza, come già evidenziato altre volte. Infatti la metodologia della “teleformazione” oltre ai problemi “metodologici” legati prevalentemente alle attività di trasmissione delle competenze in modalità a distanza, ha come punto critico riguarda il modello di verifica e controllo da adottare in modo che si possa raggiungere degli standard ritenuti idonei per il riconoscimento dei finanziamenti.

In che senso ci spieghi meglio...

In emergenza la previsione della formazione a distanza, ha fatto ricorso alle soluzioni tecnologiche già presenti, piattaforme e modalità che erano state progettate con logiche di fruibilità dei contenuti, ed al massimo in un’ottica di verifica dell’effettivo apprendimento, ma che in nessun modo tenevano in considerazione le attività e le esigenze di controllo e verifica necessarie quando siamo in presenza di attività finanziate.
Il risultato è un sostanziale disallineamento fra i dispositivi di verifica e controllo ancora di fatto vigenti e sostanzialmente strutturati per le attività “residenziali” e le modalità di attività a distanza. Questo implica un fattore di rischio professionale per i colleghi coinvolti nelle attività di verifica e controllo, che in qualche modo devono operare senza regole chiare, ma anche per gli stessi enti che operano in parte con un potenziale rischio di mancato riconoscimento del finanziamento.

Cosa occorre fare?

Sicuramente non si può esaurire il tema con una sterile critica, occorre capire che siamo comunque in una fase eccezionale e transitoria, ma occorre anche cogliere l’occasione per migliorare e strutturare queste soluzioni anche perché la formazione a distanza potrebbe diventare una modalità ordinaria a prescindere dal contesto emergenziale. Quello che occorre evitare è che ognuno faccia da sé, lasciando tutti i professionisti ed Enti che operano nel settore ad arrangiarsi in modo autonomo. Ci sono le sedi e gli attori istituzionali per discutere ed elaborare delle linee e degli indirizzi di coordinamento che possono poi essere recepite dai fondi: l’ANPAL è l’organo di vigilanza previsto per legge e i Revisori Legali sono gli unici professionisti che in forma autonoma o per il tramite di società di revisione possono svolgere funzioni di controllo e legittimare la conformità dei finanziamenti, noi come Unione Nazionale dei Revisori Legali siamo pronti a dare il nostro contributo, occorre creare un tavolo di studio comune.

Le cose vanno meglio sul fronte dei fondi comunitari?

In questo caso credo che le cose sono anche più complicate, qui, come detto, la cornice delle disposizioni sono quelle europee e quindi in assenza di nuove e diverse disposizioni occorre fare un lavoro proattivo cercando di trovare soluzioni nuove nell’ambito delle disposizioni esistenti, ma di fatto i regolamenti comunitari danno la possibilità di elaborare ed adottare metodi nuovi e diversi rispetto a quelli già specificatamente previsti dai regolamenti, basti ad esempio pensare alla possibilità di ri-definire i costi standard grazie all’art. 181 comma 4 lettera c) del Regolamento (UE) 1046/2018 …. a maggior ragione anche in questo caso occorre una sede istituzionale di studio con il coinvolgimento degli attori istituzionali del sistema e magari coinvolgendo il “Comitato per la lotta contro le frodi nei confronti dell’Unione Europea “ per elaborare modelli di verifica a controllo efficienti ed efficaci ma anche veloci.

Perché pensa che occorra fare questi tavoli tecnici?

Al momento l’esecuzione dei progetti comunitari sono bloccati, inoltre, dalle dichiarazione della Commissione Europea si profila anche la possibilità di poter accedere alle risorse dei fondi strutturali non utilizzati, in entrambi i casi ciò implicherà un grande impegno di riformulazione dei progetti, ma contestualmente occorre elaborare a monte dei modelli di compliance nuovi che diano certezza, sicurezza e velocità di esecuzione agli enti gestori ed agli attuatori, per esperienza, uno dei motivi che hanno da sempre bloccato la spesa sui fondi comunitari è stato il timore di non essere in grado a gestire in maniera corretta il finanziamento o peggio ancora di subire un mancato riconoscimento della spesa.
Da qualche tempo vediamo iniziative volte a specializzare dei professionisti proprio sui temi della gestione e rendicontazione dei fondi, sicuramente è la strada corretta, però occorre innanzitutto sottolineare che solo quei professionisti che sono iscritti nell’elenco dei Revisori Legali possono effettivamente svolgere in autonomia ed indipendenza l’attività di rendicontazione e certificazione delle spese dei finanziamenti, per cui a mio avviso questo sarebbe un prerequisito essenziale. E’ chiaro però che questa formazione specifica dovrebbe essere svolta solo una volta individuati dei modelli di compliance condivisi con tutti gli attori del sistema, solo in questo modo si potrebbe di offrire al sistema dei professionisti in grado di velocizzare, nel rispetto della legittimità, l’utilizzo dei finanziamenti.


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I professionisti che lavorano con I fondi interprofessionali e comunitari ai tempi del coronavirus, difficoltà e prospettive
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