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Veneto Prima regione d’Italia a rimborsare la telecardiologia nei pazienti con dispositivi cardiaci impiantabili

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ROMA, 8 luglio 2019 (MERCURPRESS.IT) - La Regione Veneto è la prima in Italia a riconoscere formalmente il monitoraggio remoto dei dispositivi cardiaci impiantabili attribuendo alla prestazione una codifica e una modalità di rimborso.

Il monitoraggio remoto rappresenta lo standard di cura per i pazienti con defibrillatori o pacemaker. Ma la prestazione non è codificata dal Sistema sanitario nazionale e non è rimborsata alle strutture che la utilizzano e che quindi hanno grandi difficoltà ad allocare le risorse necessarie. “Il fatto che una regione abbia consentito questo passaggio è sicuramente molto importante” – ha commentato Gabriele Zanotto, cardiologo dell’Ospedale Mater Salutis di Legnago (Verona) tra i promotori di questa attribuzione.

“Per il paziente è un vantaggio assoluto”, ha aggiunto Zanotto. “Ad esempio, i soggetti più anziani non saranno più costretti a recarsi in Ospedale per il controllo dei dispositivi ma potranno essere monitorati restando a casa o nella struttura che li ospita. Inoltre, alcune condizioni patologiche potrebbero essere riconosciute con un certo anticipo rispetto alle manifestazioni cliniche, permettendo così ai clinici di intervenire in modo tempestivo”.

Nel Veneto negli ultimi 5 anni sono stati impiantati oltre 6mila defibrillatori e dispositivi per la resincronizzazione cardiaca e circa 22.000 pacemaker. Ad oggi solo il 30-35% dei pazienti sono in telemonitoraggio. “Ci aspettiamo che già dal prossimo anno, alla luce della recente delibera che autorizza in modo ufficiale la prestazione del controllo remoto dei dispositivi, il numero dei pazienti che potrà beneficiare di questo strumento aumenti in modo significativo” ha concluso il dott. Zanotto.

Il progresso scientifico in campo biomedico ha permesso, tra le altre cose, di sviluppare dispositivi che permettono il monitoraggio di particolari patologie cardiologiche anche a distanza, consentendo il miglioramento della qualità di vita del paziente. I risultati sono sorprendenti: la telemedicina riduce fino al 50% la mortalità dei pazienti con scompenso cardiaco, del 39% le ospedalizzazioni, del 50% il numero di visite in ospedale con un conseguente alleggerimento delle liste di attesa e degli accessi ai Pronto Soccorso per un risparmio del 60% dei costi sanitari.

“Il telemonitoraggio rappresenta un vero e proprio strumento di cura per i pazienti con dispositivo cardiaco impiantabile come pacemaker e defibrillatori e in generale per il paziente cardiopatico poiché, grazie ad una osservazione continua, permette una pronta reazione terapeutica” ha dichiarato Renato Pietro Ricci, Presidente AIAC, Associazione Italiana di Aritmologia e Cardiostimolazione “L’augurio e l’auspicio è che adesso dalla Regione Veneto questo tipo di percorso si estenda anche alle altre regioni. I Presidenti Regionali AIAC si stanno attivando in maniera coordinata e determinata presso le amministrazioni regionali per raggiungere questo obiettivo”.


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