Integratori con probiotici, si conferma la vivacità del mercato e della ricerca scientifica a beneficio del consumatore

ROMA, mercoledì 20 marzo 2019 (MERCURPRESS.IT) - Nel mondo degli integratori alimentari, un ambito che dimostra una grande vivacità, in termini di ricerca e innovazione, nonché di fatturato sul mercato, è quello dei probiotici, che il Ministero della Salute ha definito come “microrganismi che si dimostrano in grado, una volta ingeriti in adeguate quantità, di esercitare funzioni benefiche per l’organismo”, allineandosi alla definizione data da FAO/OMS nel 2001.

Questo settore, secondo l’analisi di Integratori Italia, parte di Unione Italiana Food, e i dati di New Line Ricerche di Mercato, da gennaio 2018 allo stesso mese del 2019 prosegue il trend di crescita già iniziato negli anni precedenti, con un aumento del 3,7% del valore di vendita al pubblico in farmacia. In particolare, è la Regione Lombardia ad essere la prima per consumi (a seguire Lazio e Veneto).
A questo proposito Rosanna Pecere, Executive Director IPA, International Probiotics Association, intervenuta all’ultima assemblea di Integratori Italia, ha confermato che l’Italia ha registrato nel 2018 un andamento positivo delle vendite di alimenti probiotici (yogurt e latti fermentati) e di integratori. Più difficile la situazione negli altri Paesi UE, in particolare in Germania, Francia e Spagna, per i quali la situazione è tendenzialmente in calo dal 2014.

La mancanza di un approccio armonizzato del quadro regolamentare europeo ha conseguenze negative per il mercato UE, che nel 2018 si classifica solo al terzo posto per le vendite di alimenti ed integratori con probiotici. Infatti, i dati mostrano incrementi a doppia cifra nelle aree del Nord America, America Latina ed Asia, a conferma dell’interesse crescente per questi prodotti.

“Occorre ripensare l’attuale politica della Commissione europea per i probiotici, in quanto non consente di adottare un approccio condiviso tra i Paesi UE per l’impiego del termine probiotico per definire una categoria di alimenti ed integratori” ha dichiarato Pecere, che ha aggiunto: “L’Italia è all’avanguardia rispetto agli altri Paesi europei, in quanto l’impiego del termine è regolato da Linee Guida nazionali già dal 2005, che definiscono condizioni chiare per consentire l’impiego del termine “probiotico”.

“E’ evidente che l’attuale livello d’incertezza sull’impiego del termine “probiotico” nell’UE sta avendo un impatto negativo sul mercato e sugli stessi consumatori, che sono privati delle informazioni necessarie che consentirebbero di fare scelte consapevoli” ha concluso Pecere”.

Alcuni effetti dei probiotici sul funzionamento normale dell’organismo umano sono ben documentati, ed il loro impiego da soli o in associazione può essere quindi considerato “evidence-based”. L’area dei probiotici rappresenta un settore in cui investire risorse in termini di ricerca, per meglio indagare il legame tra salute e microorganismi, identificando questi ultimi come potenziali mezzi per il mantenimento di un buono stato di salute.


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